Anche il dottor Cazzullo ci ha dato dentro stavolta e come biasimare il suo stupore per il “fallimento” di una città degradata e vittima del suo stesso popolo! Ne abbiamo già parlato in questo blog ben prima dei forconi (qui e qui) e per questo vi invito a rileggerli perchè c’è gran parte di ciò che vorrei dire adesso in risposta agli “addetti al blocco tir”.
Solo una postilla breve questa volta per andare più sul tema della rivolta che è tanto palesemente non condivisibile da non meritare nemmeno le righe di questo blog per enfatizzarne l’importanza.
Voglio solo dire da diretto interessato e da persona che conosce bene il mondo dell’agricoltura Siciliana che (e parlo per conoscenza e per cose viste coi miei occhi non per sentito dire):
- L’agricoltura Siciliana non funziona nè per il carburante (che ha un costo davvero marginale per un’azienda “sana” e competitiva) nè per la mancanza di fondi. Ci sono imprenditori e imprese che scommettendo sulla qualità e sull’efficienza produttiva, assolutamente salvaguardando e anzi rilanciando tipicità e genuinità del prodotto, crescono e danno lavoro “IN REGOLA” a decine di persone e vi assicuro che del carburante se ne fanno un baffo. Non siete così stupidi da pensare, anche solo per un istante, che il trasporto sia un problema per la frutta siciliana dato che in Sicilia come “partono” prodotti ne arrivano di altri da Spagna e perfino Cile. Ma non solo, pensate che il tutto è tranquillamente venduto nelle stesse bancarelle dove il prodotto a km zero costa il doppio dello straniero a 2000 km.
- La maggior parte degli agricoltori è ferma alla Mesopotamia e pensa che poichè la frutta gli viene “ruci e sansiera” (dolce e genuina) debba avere la coda davanti casa di potenziali acquirenti che sbavano per loro. Ovviamente non è così ma loro continuano a non unirsi, a non collaborare a non migliorare le tecniche di produzione e a scaricare tutto sulla manodopera che è tipicamente in nero e sottopagata. I Trentini polentoni lo fanno da decenni e senza imbracciare forconi nè sperperare soldi dell’unione europea.
- I tentativi di aggregazione sono spesso fatti (virtualmente perchè più che unire aggregano prodotto) da “commercianti” nell’accezione (in particolare in Sicilia) più negativa del termine. I commercianti tipicamente danno il colpo di grazia ad un tessuto produttivo inesistente e microscopico. Vendono in quantità merce lavorata male e non selezionata e distruggono la “brand equity” già massacrata dei nostri prodotti e delle nostre tipicità. Spesso “mmiscano” (mischiano) il prodotto locale con merce estera comprata a meno e rimarchiata “made in italy” per la gioia dei consumatori attenti all’etichetta.
- Le sacche “agricole” della Sicilia sono quelle tipicamente più retrograde e propense al voto di scambio. Quando non di scambio sono i primi a partire per salire sul carro del “venditori di sogni”. La saga dell’ex presidente Cuffaro (elargitore di fondi e cresciuto proprio dall’assessorato all’Agricoltura Siciliana) docet.
- Tipicamente respingono ogni spirito creativo, ogni tentativo di cambiare le cose, ogni possibilità di sviluppo e se gli chiedi in un’assemblea “chi ci sta a fare la cosa X mettendo un pò di capitale per farci crescere e vendere di più” prima si guardano tutti uno ad uno negli occhi e poi tirano un sospiro profondo guardandoti come se fossi un marziano.
Insomma un popolo senza impresa perchè l’impresa non vuole farla, un popolo pasciuto da un’Europa che dovrebbe sparire dalle voci di “entrata” di ogni azienda del sud. Un popolo ignaro dei suoi stessi problemi, un popolo illuso. Un popolo che per combattere la crisi da esso stesso creata per imperizia, ignoranza e scarso senso dell’opportunità sa solo autolesionarsi. Blocca tutto, grida, prende i forconi bloccando se stesso e rivendicando diritti che non deve avere in forza di nessuna legge e spero non avrà. E forse proprio l’autolesione dovuta al blocco imposto da questi impostori non è che il riflesso di una cultura storica e senza fine votata all’autodistruzione ad ogni costo. Non chiamateli terroni, chiamateli incapaci! Incapaci di credere in un concetto semplice per altri chiamato “società civile”, incapaci di vedere oltre le loro tasche, incapaci di vedere oltre i forconi.
applausi!
standing ovation!
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